Non a scopi scientifici, ma con la non meno forte intraprendenza di un falegname e di un termoidraulico che si sono liberati un lunedì dal lavoro, Urs e Stefan si mettono in cammino verso il Vallese per verificare la questione. La prima impressione è deprimente: pantaloncini corti e cappello da sole sono adeguati per l'avvicinamento a uno dei rifugi più alti del CAS; la Cabane de la Dent Blanche si trova a 3507 metri. Questa è anche circa l'altezza a partire dalla quale i ghiacciai non si presentano completamente devastati da "carie" di ghiaccio vivo scoperto.
"Il ritiro è già spaventoso", mormora Stefan, mentre in tenuta da spiaggia lascia vagare lo sguardo verso la parete nord-ovest della Dent Blanche. Proprio lì, l'alpinista professionista svizzero Silvan Schüpbach e due colleghi, sono persino riusciti ad aprire una nuova via. Uno sguardo alla data della prima ascensione di "Le clin d’œil" attraverso il caratteristico occhio del ghiacciaio – 28/29 dicembre 2025 – ridimensiona tuttavia il potenziale di questa parete nord, con buone ragioni "dimenticata". Ora, a metà agosto, il suo scarso ghiaccio è coperto da detriti grigi. L'occhio del ghiacciaio ha la cataratta, guarda stanco verso la valle, e Urs cita dalla guida di Dani Silbernagel: "Le pareti e i canaloni un tempo innevati offrono oggi più caduta sassi che ghiaccio."
«Più caduta di sassi che ghiaccio»: durante l'avvicinamento alla Dent Blanche, il mondo glaciale vallese si offre in tutta la sua bellezza.
Non sono buone prospettive, quindi, per la stragrande maggioranza delle escursioni d'alta quota nei dintorni. Ma Urs e Stefan hanno messo gli occhi sulla via normale della Dent Blanche. La cresta sud, o Wandfluhgrat, si percorre comunque preferibilmente più avanti nella stagione, da metà luglio a metà settembre. Ad essere onesti, si potrebbe discutere se il tour, con il suo contatto minimo con il ghiacciaio tipico della tarda estate, possa ancora essere considerato una classica escursione d'alta quota. Su una montagna, si badi bene, che in altezza è superata solo da 15 vette alpine. Ma, tant'è: al Roc Noir, la lingua nuda del Glacier des Manzettes si presenta così dura che Urs e Stefan calzano i ramponi per gli ultimi dieci minuti verso il rifugio. Non è ancora finita con il ghiaccio.
Sul ghiaccio privo di neve del Glacier des Manzettes poco sotto la capanna.
Al rifugio l'affollamento delle vacanze estive è ormai passato. Solo sei cordate restano per la notte. C'è tempo per godersi sulla terrazza, con un bicchiere di vino bianco, lo spettacolo messo in scena dal fulmineo tramonto. La luce radente si rifrange e si rispecchia migliaia di volte nel ghiaccio vivo, come se stesse già iniziando il crepuscolo degli dei; continuamente si sentono scricchiolii e crepitii. Urs e Stefan però vanno a dormire con una buona sensazione: la via normale è completamente priva di neve, il tempo è stabile, "non si potrebbe trovare di meglio", esulta Stefan.
Tramonto su Dreifünf: Atmosfera serale alla Cabane de la Dent Blanche
La sveglia suona alle quattro e un quarto. I due partono come prima cordata, "non mi piace avere persone davanti nelle foto", afferma Urs. Il Blockgrätli, proprio dietro il rifugio, non presenta difficoltà di orientamento: basta seguire i punti in cui la roccia è più pulita e i graffi dei ramponi sono più evidenti. La cresta gradinata è perfetta per riscaldarsi. Il battito non sale ancora al massimo, ma bisogna tirar fuori le mani dalle tasche. Per il nevaio non ancora ghiacciato, ma duro, che sale verso la Wandfluelücke (3696 m), i ramponi – per l'ultima volta in salita – tornano a svolgere il loro compito. I quaranta gradi di pendenza scacciano dal corpo l'ultimo residuo di stanchezza.
In riflessioni sul Gendarme
Tutto giace ancora nell'oscurità silenziosa. Dal punto 3883 si effettua un'ultima breve traversata su ghiacciaio per portarsi all'attacco della cresta sud. Da qui in poi bisogna solo seguire il filo della cresta, dove trova conferma il giudizio di Silbernagel: "Per quanto riguarda la qualità della roccia, sicuramente la salita più bella". In effetti, qui emerge come la cresta sud possa essere una vincitrice segreta del cambiamento climatico: quando alla Dent Blanche avviene l'annuale "pulizia dei denti" e la cresta è libera dalla neve, si può depennare dalla lista un magnifico quattromila con grande piacere. A patto di essere all'altezza dell'itinerario, s'intende.
Sulla cresta sud della Dent Blanche, sullo sfondo la Dent d'Hérens e il percorso precedente attraverso la Wandfluelücke.
Urs e Stefan, che come cordata hanno già affrontato sfide più impegnative, come la traversata dello Schreckhorn e del Lauteraarhorn con discesa attraverso lo Schraubengang, si sentono a proprio agio su questo terreno. Raggiungono così, a quota 4000 metri, la base del Grand Gendarme che, secondo la guida di Silbernagel, "spesso, senza motivo, viene tralasciato", e decidono di non dar seguito a questa cattiva abitudine. Tralasciano l'aggiramento più facile e affrontano il Gendarme direttamente.
"Probabilmente vogliono mandare deliberatamente la gente lungo l'aggiramento", si stupisce Stefan notando che, a parte un friend incastrato, non ci sono chiodi sul Gendarme, mentre la variante è attrezzata con diversi spit e fittoni. Di fronte, il Cervino riceve la prima luce e, mentre Stefan supera il passaggio chiave di 4a, ripido ed aereo ma con ottimi appigli, Urs volge lo sguardo verso la cresta di Zmutt e seppellisce mentalmente ogni sogno di ascesa. Già l'avvicinamento attraverso il ghiacciaio del Cervino somiglia visibilmente a una missione suicida. Come detto: non tutti gli itinerari traggono vantaggio dal cambiamento climatico.
Solo sull'asciutto è un'altra categoria
Poco dopo il Gendarme le vie si ricongiungono. Nel frattempo il sole è sorto in modo spettacolare tra il Dom e il Täschhorn; Urs e Stefan si inseriscono ora tra le altre cordate. Alcuni torrioni più piccoli – dove secondo la guida "spesso si assiste a scene memorabili" – vengono superati o aggirati rapidamente. I movimenti sono fluidi, è sempre possibile passare la corda intorno a uno spuntone o utilizzare un chiodo per assicurarsi. Poi la cresta spiana. "Quasi terreno da camminata", commenta Urs percorrendo gli ultimi metri verso la croce di vetta – cosa che non si può certo dire della minacciosa cresta Viereselsgrat, che compare ora a destra nell'inquadratura.
Davvero alto: con 4357 metri, la vetta della Dent Blanche si colloca al 16° posto nella lista delle 82 cime alpine di oltre 4000 metri.
Per la discesa Urs e Stefan scelgono l'aggiramento. Sulla roccia asciutta si riesce a scendere bene arrampicando, evitando di perdere tempo con le manovre di corda doppia. "Ma se qui ti prendono la nebbia o il nevischio, allora si passa subito a un'altra categoria", afferma Urs. I due devono prestare un po' più di attenzione anche alla qualità della roccia. Mentre sul Gendarme era tutto solidissimo, nell'aggiramento – specialmente nel canalino detritico con i suoi fittoni di sicurezza – bisogna stare molto attenti a non smuovere pietre. I fittoni, d'altro canto, permettono una discesa efficiente procedendo in conserva, senza restare completamente slegati.
Presto raggiungono la base del Gendarme e, dopo qualche saliscendi attraverso la Wandfluelücke, arrivano finalmente al rifugio. Una torta alle albicocche per festeggiare la riuscita del tour solleva il morale al massimo, prima che un acrobata dell'aria lo smorzi di nuovo: "Non avrà mica davvero un parapendio con sé", esclama Stefan indicando un alpinista che sta preparando il decollo sul ghiacciaio pianeggiante poco sotto il rifugio. Poco dopo, quello vola piacevolmente verso valle. "Oh cavolo, e noi invece "possiamo" sciropparci ancora 1700 metri di dislivello a piedi", dice Urs.
Il fatto che alla fine un bastoncino si rompa durante un salto azzardato sopra una recinzione non basta a rovinare il tour. Come previsto, della cresta di Zmutt non se ne è fatto più nulla, ma in quella stessa tarda estate la cordata riesce a completare la grande traversata del Monte Rosa. E che nessuno dica più che ad agosto non si possono più fare escursioni d'alta quota.
Foto: Urs Nett
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