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Trekking tra i rifugi con varianti: un’escursione di più giorni dal Passo dell’Oberalp a Biasca

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Karin Steinbach Tarnutzer, lunedì, 15. giugno 2026

Come organizzare un’escursione di gruppo in montagna quando ognuno ha un livello di preparazione diverso? La risposta si trova tra il Passo dell’Oberalp e Biasca. In questo vario trekking di più giorni dai Grigioni al Ticino, gli amanti delle camminate tranquille e gli alpinisti più esperti troveranno pane per i loro denti grazie a intelligenti percorsi alternativi – per poi ritrovarsi tutti insieme, al più tardi, per il meritato aperitivo in rifugio.

Sembra una situazione familiare? Si vorrebbe trascorrere qualche giorno in montagna con gli amici, ma il gruppo è così eterogeneo che diventa difficile concordare una meta comune. Per alcuni il limite invalicabile è il grado di difficoltà T4, mentre per altri è proprio lì che inizia il divertimento – senza contare che poter iniziare o interrompere il percorso lungo il cammino sarebbe l'ideale per chi ha poco tempo a disposizione. 

Come conciliare tutte queste diverse esigenze? Ad esempio, con una settimana di trekking dai Grigioni al Ticino, dove ci si sposta classicamente di rifugio in rifugio, raggiungendoli però attraverso percorsi differenti. Con una formazione del gruppo che cambia quotidianamente, perché alcuni un giorno hanno voglia di azione e il giorno dopo preferiscono il relax. 

Il punto di partenza è il Passo dell'Oberalp con il suo inconfondibile segnale, il "faro della sorgente del Reno", che svetta sul passo dal 2010 – una replica del faro situato alla foce del Reno presso Rotterdam, che rimanda all'origine del fiume nel vicino Lai da Tuma.  

Il «Faro della sorgente del Reno» accoglie i visitatori al Passo dell’Oberalp.

La prima meta è la Camona da Maighels. Seguendo il sentiero diretto per il rifugio, la si raggiunge in un'ora e mezza abbondante, che però può allungarsi vista la ricchezza della flora. Chi è più ambizioso può prolungare la salita di un'ora e passare dal Lai da Tuma – d'altronde non capita tutti i giorni di nuotare nella sorgente del Reno, anche se la temperatura dell'acqua è decisamente rinfrescante.

Bagni di sole e nevischio

Il mattino seguente, banchi di nebbia fluttuano intorno alle vette e ai laghi. Il sentiero per la Capanna Cadlimo segue la Val Maighels verso sud, attraversando prati di erioforo fino alla gola di Piogn Crap, dove il Rein da Maighels ha scavato nel roccia un alveo così stretto e profondo da poterlo scavalcare con un solo passo. Si prosegue poi in dolce salita verso il Passo Bornengo, con la vista rivolta ai resti del Glatscher da Maighels e superando altri specchi d'acqua. Giunti al passo, le nostre strade si dividono nuovamente: mentre un gruppetto di tre persone punta direttamente alla Capanna Cadlimo, affrontando una ripida discesa e 150 metri di dislivello in risalita, due irriducibili optano per la traversata in cresta verso il P. 2872, da cui si raggiunge il rifugio dall'alto.

Il sentiero in cresta dal Passo Bornengo alla Capanna Cadlimo offre una divertente e varia arrampicata su blocchi di roccia.

Il sentiero, interamente segnalato in bianco-blu-bianco e classificato T5, è stretto ma sempre ben visibile e attrezzato con catene in tutti i passaggi d'arrampicata o nei punti esposti. Nel frattempo il sole conquista sempre più spazio e sulla terrazza della Capanna Cadlimo, situata a quasi 2600 metri di quota, ci attendono caffè, torta e sdraio al sole. Con il Lago di Dentro posto circa 50 metri sotto il rifugio, si trova persino uno specchio d'acqua libero dal ghiaccio per concludere la giornata con un bagno, sulle cui sponde è possibile crogiolarsi ancora un po' al sole – un'occasione da non perdere visto l'annunciato peggioramento meteo.

Purtroppo le previsioni si rivelano esatte. La pioggia notturna si trasforma presto in neve e il mattino seguente ci sono cinque centimetri di neve fresca e bagnata. Di conseguenza, la variante per il passaggio alla Capanna Cadagno attraverso la Bocchetta della Miniera sfuma. Sebbene il percorso non superi il grado T3+, la traccia è spesso poco marcata e difficile da individuare con la neve fresca; la guardiana del rifugio ce lo sconsiglia vivamente. Così, per una volta, partiamo tutti insieme verso la Bassa del Lago Scuro.

Una sorpresa al terzo giorno: cerchiamo il sentiero per la Bassa del Lago Scuro immersi in un paesaggio in bianco e nero, con giochi di luce in continuo mutamento.

Col senno di poi, si rivela un colpo di fortuna: durante la discesa in Val Piora i fiocchi di neve ci sferzano inizialmente il viso in orizzontale, ma il sole non si dà per vinto e crea atmosfere selvagge arricchite da arcobaleni. Lungo il sentiero scopriamo blocchi di roccia con bizzarre fossilizzazioni e la varietà dei fiori alpini aumenta costantemente man mano che perdiamo quota. Presso il Lago di Tom, con la sua spiaggia sabbiosa sulla sponda occidentale, questa volta sono diversi i partecipanti a tuffarsi in acqua prima di affrontare l'ultimo tratto verso la Capanna Cadagno.

Gneiss e dolomite 

La cucina della Capanna Cadagno gode di un’ottima reputazione, tanto che anche i locali salgono fin qui per la cena.
 

Il rifugio, modernamente ristrutturato e rinomato per l'ottima cucina, ospita non solo escursionisti ma anche un gruppo di geologi in missione. Una delle scienziate ci chiarisce il mistero: i blocchi di roccia non contengono affatto aculei di riccio di mare fossilizzati, bensì orneblenda, una roccia metamorfica che presenta aghi di anfibolo nero disposti a stella o a covone. Nella Val Piora, la coltre grigia del San Gottardo incontra la zona bianca della Piora, composta da dolomite; è proprio a questa varietà di habitat e alle zone umide che si deve la ricchezza della flora e della fauna.

Non sorprende, dunque, che qui vengano soddisfatte tutte le esigenze del nostro variegato gruppo. La regione è di grande interesse anche per biologi, geologi e persino limnologi, poiché il Lago di Cadagno presenta una particolarità: è un lago meromittico, i cui strati non si mescolano mai, permettendo lo sviluppo di un ecosistema unico. Poco distante dalla Capanna Cadagno si trova il Centro di Biologia Alpina delle università di Ginevra, Zurigo e Lugano. Questo spiega anche la piattaforma avvistata sul lago poco prima del rifugio, utilizzata per il prelievo di campioni.

Scisto a orneblenda con inclusioni di granato.

Mentre chi predilige il relax si concede una giornata di riposo, i più ambiziosi recuperano la tappa della Bocchetta della Miniera e rientrano al rifugio attraverso il Passo dell’Uomo. Sebbene faccia troppo freddo per un bagno nel suggestivo Lago di Dentro o nel più elevato Laghetto della Miniera, ci si può rinfrescare la sera nel torrente Murinascia Grande, che ha scavato una profonda gola nella dolomite – per poi godersi un lungo aperitivo sulla terrazza soleggiata.

Anche il giorno seguente ci conduce inizialmente lungo la Murinascia Grande e poi verso il Passo del Sole. Due di noi sono attratti dalle torri di dolomite bianca del Pizzo Columbe, chiamato Campanitt nel dialetto locale. La salita dal versante sud richiede un impegno di grado T5 con passaggi su erba e roccette; né il terreno né l'orientamento sono banali, ma è proprio questo a rendere l'ascesa stimolante – e dalla cima il panorama spazia dalle Alpi Bernesi a ovest fino all'Adula a est.

Chi si trova a proprio agio su terreni T5 non tracciati e non sempre stabili, può ammirare l’Adula dalle torri dolomitiche del Campanitt.

Dopo questa variante, ci riuniamo al bivio per il Passo Predèlp, che richiede altri 250 faticosi metri di dislivello in salita. Giunti al passo, per la prima volta direttamente sopra la Leventina, è d'obbligo una sosta rigenerante prima della discesa verso la Capanna Prodör, situata in un'idilliaca radura boschiva. Il fatto che i Grigioni siano ormai lontani (lasciati al Passo Bornengo) si percepisce anche dai rifugi: in territorio ticinese l'atmosfera si fa più rilassata. Davanti a un piatto di polenta e formaggio siamo gli unici ospiti – dalla Val Piora in poi sembra che non ci sia più nessuno in giro oltre a noi.

Selvaggio e solitario 

Il mattino seguente ci dividiamo subito alla partenza: alcuni rimangono nella fascia boschiva e raggiungono la Capanna Piandios passando per Carì Dentro, Madarloi, Alpe Nara e Bassa Nara; gli altri salgono invece verso il Rifugio Gana Rossa. Questo accogliente rifugio autogestito meriterebbe una sosta notturna, ma oggi si prosegue verso la Sella di Ör Languosa e da lì verso sud-est, dove una traccia di sentiero segue la cresta.

Tuttavia, dalla sua conca detritica, il Lago di Motella brilla in modo così invitante che non riusciamo a resistere: accettiamo i 200 metri di dislivello tra discesa e risalita pur di tuffarci nelle sue splendide acque verde-azzurre. Durante la risalita ne approfittiamo per toccare la cima del Pizzo Bareta – un terreno di blocchi senza sentiero, grado T4. Sempre fuori traccia riguadagniamo il sentiero sul versante nord della cresta e raggiungiamo infine il Passo Bareta. Lì pieghiamo a destra e ci rendiamo conto che la discesa verso il rifugio è piuttosto lunga – forse nuoto ed escursionismo non vanno poi così d'accordo?

Alla Capanna Piandios ritroviamo un'atmosfera intima, essendo gli unici otto ospiti della struttura. La qualità di ciò che esce dalla cucina compensa ampiamente il dormitorio non proprio confortevole: per cena ravioli ripieni di coste e formaggio, al mattino treccia appena sfornata. Siamo così pronti per la penultima tappa verso la Capanna Pian d’Alpe, da percorrere a mezza costa via Garina e Sosto oppure salendo alla Bassa di Nara e seguendo l'intera cresta verso sud-est, sempre in direzione di Biasca.

Poco dopo la Bassa di Nara, con la Valle di Blenio a sinistra e la Leventina a destra: ci aspetta un’intera giornata in cresta fino al Matro.

Questo itinerario di otto ore (T4) attraverso il Motto Crostel, il Pizzo Alto, il Pizzo Erra e il Cogn fino al Matro si rivela il culmine di una settimana già ricca di emozioni – in totale solitudine sulla cresta avvolta dalle nuvole, a tratti aerea, con un orientamento non scontato nella parte centrale, attraverso un terreno vario e con panorami sempre nuovi sulla Valle di Blenio e sulla Leventina.

Ma soprattutto, questa cresta compie l'inaspettato: mette alla prova gli escursionisti esperti del gruppo a tal punto che, l'ultimo giorno, rinunciano volentieri ai 1450 metri di dislivello in discesa dalla Capanna Pian d’Alpe a Biasca. Nessuna divisione alla partenza: compatto e unito, tutto il gruppo scende verso Sobrio, puntando a un cappuccino e all'autopostale per Lavorgo. La settimana di tour condiviso, ancora una volta, si rivela il miglior elemento di coesione.


Periodo consigliato:
Considerata la quota, è consigliabile tra luglio e settembre. 

Equipaggiamento:
Attrezzatura da trekking con scarponi robusti e alti sopra la caviglia, e un’adeguata protezione dal sole e dalle intemperie. Per le varianti è importante avere una suola sufficientemente rigida per i terreni non tracciati. I bastoncini da trekking sono utili. Per chi ama nuotare nei laghi alpini: costume da bagno! Se la Capanna Pian d’Alpe non è custodita, è necessario portare i viveri per la cena e la colazione. 

Come arrivare:
In treno via Disentis/Mustér o Andermatt fino al Passo dell’Oberalp. 

Come rientrare:
Da Sobrio in auto postale fino a Lavorgo e poi in treno verso Arth-Goldau o Zurigo. Da Biasca (fermata Pollegio, Pasquerio) con il bus 120 fino alla stazione di Biasca e da lì in treno verso Arth-Goldau o Zurigo. 

Alloggi: 

  • Camona da Maighels CAS, 2313 m, www.maighelshuette.ch, 081 949 15 51 
  • Capanna Cadlimo CAS, 2569 m, www.cadlimo.ch, 091 869 18 33
  • Capanna Cadagno SAT, 1987 m, www.capannacadagno.ch, 091 868 13 23
  • Capanna Prodör UTOE, 1746 m, https://www.capanneti.ch/it/capanne/prodoer, 077 465 67 14
  • Capanna Piandios (Sci Club Crap), 1868 m, https://www.capanneti.ch/it/capanne/piandios, 079 410 52 96
  • Capanna Pian d’Alpe UTOE, 1764 m, https://www.capanneti.ch/it/capanne/pian-dalpe, 091 864 25 25.
    La capanna non era custodita nell’estate 2025; in questo caso è necessario portare con sé il cibo per la cena e la colazione. La cucina è ben attrezzata. 


🥾 Dettagli del percorso: Dai Grigioni al Ticino

Giorno 1
Standard: Passo dell’Oberalp–Camona da Maighels: T2, 1,5 ore
Variante: Passo dell’Oberalp–Lai da Tuma–Camona da Maighels: T2, 2,5 ore
Giorno 2
Standard: Camona da Maighels–Passo Bornengo–Capanna Cadlimo: T3, 3,5 ore
Variante: Camona da Maighels–Passo Bornengo–P. 2872–Capanna Cadlimo: T5, 4 ore
Giorno 3
Standard: Capanna Cadlimo–Bassa del Lago Scuro–Capanna Cadagno: T2, 3,5 ore
Variante: Capanna Cadlimo–Stabbio di Mezzo–Bocchetta della Miniera–Capanna Cadagno: T3+, 4 ore
Giorno 4
Standard: Capanna Cadagno–Passo del Sole–Passo Predèlp–Capanna Prodör: T2, 5 ore
Variante: Capanna Cadagno–Passo del Sole–Campanitt–Passo Predèlp–Capanna Prodör: T5, 6,5 ore
Giorno 5
Standard: Capanna Prodör–Carì Dentro–Madarloi–Alpe Nara–Bassa Nara–Capanna Piandios: T2, 5 ore
Variante: Capanna Prodör–Rifugio Gana Rossa–Sella di Ör Languosa–Pizzo Bareta–Passo Bareta–Capanna Piandios: T4, 7 ore
Giorno 6
Standard: Capanna Piandios–Garina–Sosto–Capanna Pian d’Alpe: T2, 6 ore
Variante: Capanna Piandios–Motto Crostel–Pizzo Alto–Pizzo Erra–Cogn–Matro–Capanna Pian d’Alpe: T4, 8 ore
Giorno 7
Standard: Capanna Pian d’Alpe–Bassa dei Cantói–Cascine–Sobrio: T2, 2 ore
Variante: Capanna Pian d’Alpe–Mürisc–Pizzo Forca–In Gremiröi–Pasquerio–Biasca: T3, 4 ore


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